Email e notifica push. Quale e quando usarle?

Email e notifica push. Quale e quando usarle?

Adoro l’email marketing.
E adoro il mobile marketing.
E la tentazione di paragonare, in qualche modo, la newsletter (nel senso più generico del termine) e la notifica push delle applicazioni mobile è forte; ancor di più, vedo la seconda quell’oggetto in grado di prendere, un domani, il testimone della prima.

E’ vero che le mail, anche grazie al mobile, stanno riscoprendo una seconda giovinezza (qui i dati che descrivono il trend); ma, senza arrivare a sciocchezze del tipo “l’email marketing è morto”, non si può non considerare che il grosso del tempo su mobile oggi è speso sulle app (e penso che il dato possa solo crescere)(qui la fonte).

Inoltre penso fortemente che le notifiche che vediamo oggi siano solo una versione striminzita di quello che un domani si potrà fare direttamente da questo “stimolo” senza necessariamente passare per l’app.

Tra l’altro la notifica push è, naturalmente, anche un’estensione tipica di quelle app che vanno, e andranno sempre di più, per la maggiore: l’instant messagging (Whatsapp, Facebook Messenger, Telegram, per intenderci).

Insomma, penso che la notifica push, alla stregua della newsletter, sia un’ottimo veicolo per un’azienda di comunicare tramite mobile con le persone (sia tramite una propria eventuale applicazione mobile che tramite app terze di messaggistica – Facebook, tramite il progetto M, sta aprendo alle aziende possibilità di questo tipo; questo il link per approfondire il progetto M).

Insomma, con tutte queste premesse mi sono preso la briga di fare una comparazione tra la newsletter e la notifica push (immaginando di essere un’azienda che ha la propria app e, al contempo, un database di indirizzi email – regolarmente iscritti, eh, mica roba-comprata-non-so-dove).

Di seguito (in ordine sparso):

  • la notifica push ha una possibilità maggiore di essere vista subito (controlliamo lo smartphone 46 volte al giorno (fonte del dato) mentre controlliamo il client di posta non più di 10 volte al giorno investendo circa 9 minuti (fonte del dato) – chiaro che il ragionamento si annulla se sono attive le notifiche push anche per ogni nuova email ricevuta);
  • per evitare che l’utente disabiliti le notifiche push vale una delle regole base dell’email marketing: solo cose che hanno senso, alle persone giuste, al momento più appropriato;
  • se mi aspetto che la persona faccia qualcosa, forse la notifica è meno efficace perché, secondo me, è maggiore la tentazione di toglierla dallo schermo piuttosto che tenerla lì a mo’ di reminder;
  • il contenuto della notifica dovrebbe essere un qualcosa che posso fare/leggere subito!
  • alla stregua del chiedere l’iscrizione alla newsletter appena atterri sul sito, è una forzatura chiedere di attivare le notifiche push al primo lancio dell’app (fammela provare, prima!)
  • la notifica push corre maggiormente il rischio di essere vista come una distrazione;
  • la notifica, funzionalità nativa del mobile, subisce il contesto alla stregua di tutte le app mobile: siamo in mobilità, stiamo facendo dell’altro, lo smartphone potrebbe essere vicino a noi ma non nella nostra mano; insomma, è più dura per la notifica raccogliere e mantenere la nostra attenzione;
  • le persone che abilitano e rispondono alle notifiche push hanno ancora più valore delle persone che ricevono ed aprono una newsletter: la notifica, ma in generale l’app ed il mobile, è molto più intima di un client di posta;
  • il copy della notifica push (nella forma in cui è disponibile oggi) ha poco tempo per dimostrare la propria efficacia: che sia lo schermo a tornare nero piuttosto che il notification center a farla “tornare alla base”, il tempo di esposizione di quell’annuncio testuale è di pochi secondi per cui il copy deve essere particolarmente persuasivo;
  • la notifica push dovrebbe essere scritta con un linguaggio simile a quello degli SMS o delle chat, come se fosse un’altra persona ad inviare quella specie di messaggio;
  • per le strategie di local marketing una newsletter – targetizzata – funziona bene ma una notifica push geolocalizzata (che si attiva sulla base delle coordinate geografiche) ha le caratteristiche per funzionare meglio.

In generale vedo centrale il concetto di “qui, ora” per capire quale dei due mezzi utilizzare; un po’ come se la domanda “Devo fare adesso ciò che mi dici?” rappresenti il criterio di scelta.

In conclusione credo che, almeno per ancora un bel po’, l’email marketing e le notifiche push non saranno una l’alternativa dell’altra bensì vedo una complementarietà sulla quale scommettere.

 

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