E-mail marketing B2C e B2B differenti nella sostanza

La premessa

Lo spunto di questo post nasce dalla lettura di un articolo che mette in evidenza la differenza di atteggiamento nei confronti delle politiche di raccolta degli indirizzi e-mail sui siti B2B e sui siti B2C.

Dalla ricerca emerge come il 60% dei siti B2C in america utilizzi il single opt-in e il 7% usi il double opt-in per l’iscrizione alle proprie newsletter. Dati che si abbassano notevolmente in relazione ai siti B2B che adottano il single opt-in nel 26% dei casi e il double opt-in in solo il 3% dei casi.

La ricerca è effettuata sul mercato statunitense, quindi risente della legge americana che, tra l’altro, prevede la possibilità di utilizzare l’opt-out. Infatti il 20% dei “business marketers” e il 19% dei “consumer marketers” utilizza questo metodo per la gestione dell’e-mail marketing.

La legge tra l’altro influenza anche il diverso approccio: i principi ispiratori della stessa hanno portato a considerare in modo meno restrittivo le relazioni B2B rispetto a quelle B2C.

La mia idea

Premesso che in Italia la normativa è molto diversa, molto più restrittiva e soprattutto che non discrimina tra relazioni B2B e B2C, la mia idea è quella che l’unica soluzione applicabile per la gestione delle iscrizioni alle newsletter è il double opt-in.

Questo modello è l’unico in grado di garantire al 100% il rispetto della normativa italiana e di evitare di incorrere in sazioni amministrative e penali. Infatti con questo metodo abbiamo la certezza che l’indirizzo inserito per l’iscrizione appartenga veramente alla persobna che ha richiesto l’iscrizione.

Oltre a questi vantaggi il modello double opt-in consente di verificare la correttezza dell’indirizzo e-mail inserito evitando di riempire la lista di indirizzi non validi o scritti male.

Delle differenze e dei vantaggi di questo metodo rispetto agli altri ne ho già parlato in questo post alla cui lettura vi rimando per avere maggiori informazioni.

Il double opt-in in Italia è la necessario per essere in regola con le normative, bisogna poi vedere se le normative siano effettivamente giuste…ma di questo magari ne parlerò un’altra volta..

Alessandro Binello

Nasco SEO, mi appassiono di email marketing e oggi sono project manager presso Time2marketing. Mi occupo di visibilità online e strategie di email marketing. Su social network e forum mi trovate anche con il mio nick name storico “Trimball”.
Nel tempo libero amo viaggiare… nel mondo reale ;)

2 Commenti

Alessandro

Chi sono12 anni ago

Ciao Eugenio,

mi trovo in disaccordo con quanto dici.

Chi si iscrive ad una newsletter è perchè vuole ricevere un certo tipo di informazioni. Non credo quindi che l'interesse possa venire meno per un click in più.

Inoltre il single opt-in è anche utile per evitare di riempire il database di indirizzi errati perchè scritti male.

Mi trovi perfettamente d'accordo invece sul fatto che chi ha scritto (o meglio chi interpreta) la legge probabilmente non ha mai avuto a che fare con le relazioni commerciali tra aziende..mi fermo qui perchè ho promesso di parlarne più avanti

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Eugenio La Mesa

Chi sono12 anni ago

Alessandro,
riguardo al double opt-in nessuno dei nostri clienti lo usa e io sconsiglio di usarlo per normali newsletter aziendali.

Il motivo e' che una buona parte degli utenti NON completa la seconda parte della procedura e quindi non si iscrive.

Per il rispetto della legge sulla privacy, la si rispetta anche con l'opt-in normale.
Quei rari casi in cui qualcuno inserisce l'email di un altro si risolvono cancellando dalla newsletter colui che segnala che mai si era iscritto(capita poche volte l'anno).

Il rispetto stingente della legge va confrontato con l'utilita' commerciale di una newsletter.

Stesso discorso per le iscrizioni ricevuto telefonicamente attraverso il telemarketing, in teoria andrebbe registrata la telefonata (cosa che nessuno fa), in pratica gli operatori iscrivono alla newsletter coloro che danno l'OK e viene cancellato chi dice che mai si era iscritto (e a volte capita che persone che si sono iscritte da un sito o al telefono dicano che non lo avevano fatto.)

Come spesso accade, chi scrive le leggi ha poca conoscenza di come funziona il mondo reale delle aziende e realizza delle norme che sono talvolta inapplicabili.

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