L’importanza dei contenuti nelle newsletter

Una delle frasi che più va di moda tra i SEO che parlano di posizionamento e ottimizzazione è “Content is King”: allo stato attuale ciò che fa la differenza nelle strategie di posizionamento di un sito web sono i contenuti.

Ogni tanto il mio essere “email marketer” cozza con il mio animo SEO e da questo sdoppiamento della personalità (solo professionale, ben s’intende :) )  escono spesso spunti interessanti. Ad esempio ho avuto modo di valutare come, anche per le e-mail, i contenuti sono l’elemento fondamentale. Se la considerazione ad occhio può sembrare banale, alcune sue sfumature forse lo possono essere meno.

1. I contenuti  producono effetti nel tempo
Partiamo dalla considerazione che la vita di una campagna di e-mail marketing non si esaurisce nella settimana successiva al suo invio, ma dura fino a quando le email che abbiamo inviato permangono negli archivi di posta dei nostri contatti. Infatti, se trovo interessante una newsletter la tengo da parte perché in futuro mi potrebbe essere utile: il mio interesse per un prodotto esiste, ma non è  immediato. Questo vale tanto per le newsletter informative, tanto per le dem commerciali. Questa considerazione è supportata dalla mia esperienza che può essere sintetizzata nel tabella seguente:

contenuti-newsletter

I dati estratti da analytics evidenziano come una newsletter inviata  a dicembre 2008 (0812) e una a giugno 2008 (0806) abbiano portato delle conversioni a luglio 2009. Evidentemente, per il target di riferimento, i contenuti di quelle due newsletter erano particolarmente interessanti e sono stati archiviati per poi essere utilizzati la momento debito.

2. Esiste il tasso di rimbalzo anche nelle email
Ebbene si, anche per le email esiste il tasso di rimbalzo… anzi, ne esiste più di uno: il primo tasso di rimbalzo sono le e-mail ricevute e non aperte o cestinate, il secondo tasso di rimbalzo sono le email lette ma non cliccate, il terzo tasso di rimbalzo sono le e-mail lette e cestinate oppure aperte e chiuse immediatamente.
Sebbene queste rilevazioni siano abbastanza difficili da fare con certezza, se non addirittura impraticabili, sono comunque dati che possono essere dedotti dalle statistiche di una campagna. Questi tassi di rimbalzo, al 90%, dipendono dai contenuti proposti ai nostri contatti. Ad esempio un oggetto poco invitante può determinare la mancata apertura del messaggio o la sua immediata cancellazione. Oppure, contenuti poco interessanti possono portare ad una chiusura immediata del messaggio o a non cliccare sul link di approfondimento e così via.

3. Effetti collaterali sulla lista di contatti
Più che collaterali sarebbe corretto dire deleteri: contenuti scadenti portano alla richiesta di cancellazione dalla newsletter. Questa è una considerazione che deriva dall’esperienza quotidiana, ma che è supportata da uno studio di eMarketer che evidenzia come la principale causa di cancellazione da una newsletter sia l’irrilevanza dei contenuti:

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Dal mio punto di vista è quindi fondamentale dedicare il giusto tempo per pianificare un piano editoriale valido, scegliere i contenuti da proporre, quali prodotti e quali offerte presentare ed in che modo farlo. Sbagliare i contenuti può essere deleterio sia per l’esito immediato della campagna, sia per gli invii futuri in quanto si va ad intaccare la fiducia che i nostri contatti ripongono nelle nostre informazioni.

Alessandro Binello

Nasco SEO, mi appassiono di email marketing e oggi sono project manager presso Time2marketing. Mi occupo di visibilità online e strategie di email marketing. Su social network e forum mi trovate anche con il mio nick name storico "Trimball". Nel tempo libero amo viaggiare... nel mondo reale ;)

2 Commenti

ric

Chi sono8 anni ago

Molto interessante il tuo articolo, come hai fatto a tracciare su Google Analyticts le newsletter? Grazie

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Alessandro

Chi sono8 anni ago

Ciao Riccardo, monitorare i link di una campagna email con Analytics è molto semplice, basta aggiungere al path i codici di monitoraggio. Qui trovi le informazioni necessarie (anche per monitorare altre campagne come quelle banner o i ppc su circuiti diversi da Adwords)

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