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La potenza è nulla senza il controllo

Oggi sono entrato come sempre su Libero per controllare una delle mie caselle di posta. Con immensa tristezza non ho trovato nessuna email ad attendermi, ma in compenso ho trovato uno spunto per questo post.

Entrando mi sono trovato la locandina pubblicitaria di Letizia Moratti sindaco a Milano (io sono di Padova, ndr), mentre uscendo mi è stato proposta un’assicurazione auto studiata apposta per me (peccato non essere donna).

Mi sono chiesto come sia possibile che un portale come Libero, che gestisce milioni di profili di utenti, non sia in grado di garantire ai propri inserzionisti dei servizi di pubblicità targettizzate sulla base di una profilazione della propria utenza.

I vantaggi dell’esposizione mirata sulla base dei profili porterebbe enormi vantaggi sia agli inserzionisti, che avrebbero dei ritorni maggiori dalle campagne pubblicitarie, sia per l’editore, che sfrutterebbe meglio gli spazi a disposizione e riuscirebbe a gestire un numero maggiore di inserzioni.

Sarebbe da riflettere sul perchè di questa disattenzione verso la profilazione da parte di grandi realtà del panorama internet. Aspetto i vostri commenti, perchè io non riesco a venirne fuori da solo.. ;)

Adwords cambia i titoli

Questa mattina, nel consueto monitoraggio delle mie attività di posizionamento, sono stato attirato da qualcosa di diverso nei risultati di ricerca di google: gli annunci adwords presentavano i titoli con un font più grande rispetto a quanto ero abituato a vedere.

Credo che questo formato sia in grado di valorizzare maggiormente gli annunci e di attirare l’attenzione dei visitatori. Personalmente li trovo troppo grandi, ma ci farò l’abitudine e, alla fine, tornerò a vederli solo con la coda dell’occhio :)

In questa fase di novità, sarebbe interessante valutare l’impatto di questa modifica sui click (e sui consumi) delle campagne..

I costi del keyword advertising

Alcune ricerche statistiche effettuate sul mercato americano del pay per click hanno messo in evidenza una crescita costante del costo per parola chiave nelle strategie di keyword advertising.

Da queste analisi è emerso che i fattori che hanno portato a questo incremento sono molteplici. Tra questi assumono particolare rilevanza l’incremento della concorrenza e l’utilizzo di parole chiave estremamente ricercate e competitive che garantiscono maggiore visibilità e brand awareness.

E in italia?
Da quello che ho potuto notare nella pianificazione delle campagne per i mie clienti, ho rilevato un trend di crescita notevole anche in Italia. Ovviamente le mie considerazioni vanno prese con le pinze per due motivi molto semplici: il primo è che i dati a mia disposizione sono ovviamente pochi se rapportati al volume complessivo degli investimenti, la seconda è che i costi variano molto da un settore merceologico all’altro e chiaramente non ho la possibilità di esaminare tutti i dati per settore. Sarebbe interesante aprire un osservatorio sul fenomeno per avere dati più completi, ma magari ne parlerò nei prossimi giorni..

Fatte le opportune premesse, per un settore molto attivo negli investimenti pubblicitari online come quello del turismo, ho visto incrementi fino al 100% del costo per click rispetto allo scorso anno. I dati variano molto da zona a zona, ma per keyword come “hotel + nome località” ho visto i CPC passare, in alcuni casi, da 0,35 a 0,91 in un anno.

La riflessione che mi sorge spontanea è che questi incrementi notevoli dei CPC influiranno in modo decisivo sui costi che le aziende dovranno sostenere per fare promozione online. Se già, come detto in un altro post, è difficile riuscire a convincere i piccoli investitori a fare il passo verso internet, queste crescite esponenziali dei costi, sicuramente non faciliteranno il nostro compito.

sarà sempre più delicato il ruolo dei professionisti del settore che dovranno riuscire a ottimizzare al meglio le campagne di Keyword advertising in modo da riuscire ad ottenere il massimo dal budget a disposizione. I consigli di Salvatore ci potranno essere utili.

Web marketing? Partiamo dalla base..

Sul blog dell’amico Salvatore si parla oggi delle linee guida per la creazione di un sito web che sia facilmente indicizzabile dai motori di ricerca e sia un buon punto di partenza per le strategie di ottimizzazione successive.

A questa discussione aggiungo un piccolo appunto personale. Il sito web, una volta realizzato, non deve essere abbandonato a se stesso. Non deve essere considerato al pari di una brochure o di una presentazione aziendale.

Molti sostengono che il sito web sia il biglietto da visita di un’azienda. In parte è vero, nel senso che il sito è portatore dell’immagine e dell’identità aziendale sul web, ma sarebbe limitativo considerare un sito in questo modo.

La mia idea è che il sito debba essere considerato un vero e proprio commerciale online e del commerciale deve avere tutte le caratteristiche: deve essere vivo e attento, deve saper comunicare, deve essere in grado di persuadere il visitatore a comprare i prodotti o i servizi dell’azienda.

Un buon commerciale deve sempre essere informato delle ultime novità dell’azienda, dei nuovi prodotti, delle nuove tecnologie e di tutti i punti di forza dell’azienda e dei prodotti che sta vendendo.

Un buon commerciale deve essere un ottimo comunicatore, deve saper convincere, deve suscitare attenzione, deve stimolare l’interesse dell’interlocutore.

Un buon commerciale deve essere in grado di stabilire un rapporto duraturo e continuo con il suo cliente, deve essere in grado di assisterlo sia nel processo di acquisto, sia nel dopo acquisto, deve essere in grado di stabilire un rapporto di fiducia con il cliente.

La progettazione di un sito deve quindi tenere in considerazione, non solo gli aspetti tecnici di compatibilità con i motori di ricerca, ma anche gli aspetti di comunicazione, gli aspetti emotivi (di questo se ne parla da Giorgio), il rispetto delle aspettative del visitatore.

Non ha senso portare un sito in vetta ai risultati dei motori di ricerca se poi non è in grado di trasformare il visitatore in cliente e il cliente in cliente abituale.

Nessuna azienda spenderebbe una lira per promuovere un prodotto vecchio e fuori mercato, perchè invece le stesse si ostinano a voler promuovere un sito vecchio e fuori mercato?

Ancora in crescita la pubblicità online

La relazione trimestrale di IAB America in collaborazione con PricewaterhouseCoopers ha rilevato per il terzo trimestre dell’anno un incremento degli investimenti pubblicitari online pari al 33,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 4,7 rispetto al trimestre precedente del 2005.

A farla da padrone sono ancora gli annunci sponsorizzati (pay per click e keyword advertising) che raccolgono il 60% degli investimenti totali. In crescita i rich media che si stanno lentamente avvicinando al 10%.

Speriamo che il traino del mercato americano possa influenzare anche gli investimenti in Italia, ancora troppo vincolati dalle paura dei piccoli investitori verso questo mezzo di comunicazione.