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Inbox deliverability: che fine fanno le mie email?

Per inbox deliverability si intende il numero di e-mail che vengono effettivamente recapitate nella casella di posta elettronica dei destinatari delle nostre campagne di e-mail marketing.  L’inbox deliverability è una metrica assolutamente fondamentale per riuscire a valutare al meglio i ritorni di una campagna.

Se si considera che circa il 20% delle email inviate a liste “permission based” non arriva a destinazione o finisce nella junk mail, emerge chiaro che incrementare la deliverability dei propri messaggi può impattare in modo determinate sul ROI delle campagne email.

Il problema della deliverability è ormai da qualche anno al centro delle discussioni degli ESP, ma, in Europa, è ancora abbondantemente sottovalutato da chi utilizza le email come strumento di marketing. Una recente indagine di ReturnPath ha evidenziato come il 26% degli investitori non crede che le email vengano bloccate dagli ISP, mentre il 12% addirittura ignora che questo avvenga.

In realtà quello della deliverability è un problema reale e molto serio e che assumerà sempre maggiore rilevanza con il passare del tempo. Un problema di non facile soluzione, che dipende da molti fattori tecnici e che richiede competenze ed investimenti per essere affrontato seriamente.

Dal mio punto di vista questo porterà ad un progressivo abbandono delle soluzioni  di email marketing “artigianali” o sviluppate “in house” a favore di piattaforme che garantiscano il maggior livello possibile di deliverability.

Indirizzi email e privacy: stretta del garante

Molto spesso mi viene chiesto se si possono utilizzare, per inviare email commerciali, gli indirizzi recuperati da elenchi pubblicati in internet, come ad esempio Pagine Gialle.

Il Garante della Privacy, con 3 provvedimenti del 19 febbraio e 2 del 26 febbraio 2009, ha confermato che è sempre necessaria la preventiva acquisizione del consenso da parte dei destinatari prima di poter inviare qualsiasi tipo di comunicazione commerciale via email (o fax) .

Il Garante però è andato oltre specificando che non è possibile inviare l’informativa e la richiesta di consenso contestualmente al primo fax o e-mail a carattere commerciale.

I provvedimenti del garante sono stati pubblicati nella newsletter n. 322 del 5 maggio 2009 che potete leggere per maggiori approfondimenti.

Ignoranza o spam?

Ammetto che chi fa spam lo fa in modo professionale, ma ammetto anche che tantissime aziende fanno spam e non lo sanno o meglio/peggio, sono convinte che, inviare una email ad un indirizzo preso dal web, sia del tutto legittimo.

Questa convinzione deriva dal fatto che internet è considrata “libera” e, di conseguenza, i contenuti in essa reperibili sono di pubblico dominio e liberamente utilizzabili.

Una prova? L’altro giorno ho ricevuto una e-mail promozionale all’indirizzo del blog da parte di un’azienda che voleva pubblicizzare un sistema innovativo di viral marketing. Ho risposto che stavano commentendo un illecito e ho richiesto che l’indirizzo venisse cancellato. In risposta mi sono sentito dire:

“I suoi dati sono stati reperiti da Web che lei o chi le ha fatto il sito /blog ha inserito … o da suoi colleghi che l’hanno inserita nei loro contatti…Fino a prova contraria la rete è libera e sapere trovare informazioni non è un reato”

Questa risposta mi ha fatto capire che tante aziende non sanno quello che fanno. Ci sono tantissime pronunce del garante della privacy che negano in modo categorico affermazione come quella riportata dal responsabile aziendale di turno.

Giusto pochi giorni fa è stata pubblicato tra le news di agosto sul sito www.garanteprivacy.it un articolo intitolato “Nuovi interventi del Garante contro lo spamming” in cui, tra l’altro, si legge:

“Il Garante [doc. web n. 1424068], in seguito alla segnalazione di un utente che lamentava la ricezione di e-mail pubblicitarie indesiderate, ha vietato il trattamento dei dati ad un sito Internet che promuoveva libri. Chiamata a dar conto del proprio operato l’azienda dichiarava di utilizzare una mailing list per l’invio mensile di un messaggio “memo” relativo ai libri presentati sul sito e, ritenendolo lecito, inviava ai nuovi utenti, reperiti in rete, un messaggio pubblicitario, insieme alla richiesta del consenso.
Nel vietare il trattamento dei dati il Garante ha ribadito non si possono inviare e-mail per pubblicizzare un prodotto o un servizio senza aver prima ottenuto il consenso del destinatario, e che è necessario ottenerlo prima di effettuare qualunque uso dell’indirizzo di posta elettronica.”

Più chiaro di così…

E se utilizzassi lo spot televisivo…

… per promuovere la mia newsletter?

Potrebbe essere questa la domanda che i responsabili marketing della catena di discount Lidl si sono posti prima di trasmettere il nuovo spot.

Da alcuni giorni, infatti, mentre lo spot annuncia le ultime promozioni della catena, al fondo dello schermo passa una striscia scorrevole che invita gli spettatori a iscriversi alla newsletter sul sito internet www.lidl.it.

Un ottimo esempio per ottimizzare le spese pubblicitarie off-line per creare un database di utenti da contattare on-line con costi sicuramente inferiori.

Sarebbe curioso sapere che ritorni hanno avuto in termini di iscrizioni. Sicuramente il mio indirizzo ce l’hanno, anche solo per curiosità, ma mi sono iscritto :D

Acquistare e affittare indirizzi e-mail

In questi giorni sul forum di html.it si parla di come reperire indirizzi e-mail per promuovere i propri prodotti.

La discussione, come sempre, ha scatenato accesi dibattiti sullo spam e su come, inviare e-mail non richieste, sia contrario alla normativa italiana.

Il problema legato al reperimento degli indirizzi email è molto sentito ed è una delle richieste più frequenti che ci giungono da quanti vogliono intraprendere strategie di e-mail marketing.

Il consiglio è sempre quello di fare in modo di creare e far crescere una propria mailing list in quanto, messaggi inviati a proprie liste, forniscono tassi di risposta migliori rispetto a quelli inviati a liste di terzi.

Tuttavia per creare una propria lista di contatti utili ci vuole molto tempo e molta pazienza, cose che non sempre sono compatibili con le esigenze delle aziende.

Tuttavia, strade alternative e legali per reperire nuovi indirizzi e-mail esistono.

La prima possibilità è quella di acquistare indirizzi da aziende che li vendono perchè, in fase di racolta, hanno avuto l’autorizzazione a cedere a terzi i dati raccolti. L’importante in questo caso è assicurarsi che, chi vende gli indirizzi, sia in possesso di tutte le autorizzazioni al trattamento richieste dalla legge.
Sarebbe auspicabile (non lo fa nessuno e la mia potrebbe essere una proposta) che, insieme all’indirizzo email, venga anche fornita la data e l’ora di autorizzazione e il tipo di autorizzazione fornita (trattamento interno o cessione dei dati o entrambi).

C’è poi la possibilità di affittare indirizzi, soprattuto per quanto riguarda indirizzi di privati. In questo caso è necessario appoggiarsi ad aziende (msn, rcs, buongiorno, etc..) che hanno una propria base di dati e che inviano i messaggi dei committenti alle proprie liste di utenti. Il committente, ovviamente, non avrà mai accesso a quegli indirizzi, ma solo all’esito della campagna.

Inoltre è possibile veicolare le comunicazioni attraverso le newsletter di altri siti, meglio se in target con la propria attività. Bisogna quindi procedere ad un’analisi, individuando community e portali tematici e vedere se questi permettono di inviare newsletter dedicate ai propri utenti.

Intraprendendo queste strade bisogna mettere in preventivo la spesa per l’acquisizione degli indirizzi: i costi non sono bassi, perchè le e-mail targhettizzate sono un grosso valore per chi le detiene.