aprile 2006 Posts

Incrementare le iscrizioni alla newsletter

Prima di analizzare alcuni consigli utili per invitare gli utenti del vostro sito a iscriversi alla newsletter è utile fare alcune precisazioni di massima sulla corretta impostazione della gestione di una newsletter e della lista di indirizzi email.

Ciò che conta è la qualità non la quantità
Molte aziende ritengono che il vero valore aggiunto della propria mailing list sia nella quantità di indirizzi che la compongono. In realtà l’obbiettivo da raggiungere e quello di convincere il maggior numero di utenti realmente interessati all’attività dell’azienda. Mille utenti realmente interessati che ricevono, leggono ed interagiscono con le tue email valgono molto di più di centomila utenti non profilati ne interessati.

L’opt-in è lo standard
Lo standard nella gestione delle iscrizioni ad una newsletter è il metodo opt-in. In breve, l’opt-in è un metodo che prevede una conferma dell’utente una volta che si è iscritto alla newsletter. Per approfondire il concetto di opt-in puoi leggere nel post “Opt-in e Opt-out: un po’ di chiarezza

La privacy prima di tutto
Fornire un’informativa sulla privacy dettagliata aiuta a conquistare la fiducia di chi si iscrive. L’utente vuole sapere che uso verrà fatto del suo indirizzo email o dei suoi dati personali. E’ quindi fondamentale inserire sempre un link alla propria policy sulla privacy nelle pagine di registrazione alla newsletter.

Definite le basi passiamo ai consigli utili:

  1. Inserisci il box di registrazione alla newsletter il più in vista possibile nel tuo sito web e in tutte le pagine del sito stesso;
  2. Spiega in modo dettagliato quali vantaggi offre l’iscrizione alla newsletter (ad esempio l’invio di offerte esclusive, sconti, etc.);
  3. Inserisci sempre un link all’iscrizione alla newsletter nella firma delle tue email;
  4. Utilizza gli autoresponder: quando qualcuno compila una form di richiesta informazioni sul tuo sito inviagli una email di ringraziamento e informa dela possibilità di iscriversi alla newsletter con un link diretto;
  5. Se hai una segreteria telefonica, inserisisci un messagio vocale per informare chi ti contatta dell’esistenza della newsletter e invitalo ad iscriversi;
  6. Chiedi ai tuoi clienti il loro indirizzo email e il consenso per inviargli la tua newsletter;
  7. Promuovi la newsletter sia online che offline;
  8. Inserisci nelle email un link “segnala ad un amico”, il passa parola è sempre un potente mezzo di marketing;
  9. Nei materiali promozionali cartacei che distribuisci, fai sempre riferimento alla newsletter e alla possibilità di iscriversi;
  10. Sfrutta ogni occasione di contatto diretto (fiere, manifestazioni, convegni, etc.) con potenziali interessati per raccogliere indirizzi email utili.

Analizzare i messaggi "bounce"

In questi giorni mi sto dedicando ad una delle attività che periodicamente seguo per migliorare i tassi di consegna del nostro sistema di invio e-mail.

Questa attività consite nel’analizzare i messaggi di errore (bounce o rimbalzi) che gli altri mail server rimandano al nostro e che possono eessere dovuti alle cause più disparate, dai messaggi dei filtri antispam, agli errori dovuti a caselle di posta inesistenti e via dicendo.

Analizzare questo tipo di e-mail è fondamentale per capire e analizzare i problemi che limitano i tassi di consegna delle e-mail inviate.

I messaggi di ritorno dei filtri antispam ci permettono di capire quali elementi del messaggio sono da modificare per poter passare il controllo dei filtri stessi.

Molte volte il messaggio viene bloccato dal server del destinatario perchè mancano delle intestazioni specifiche nel messaggio o perchè vengonono riscontrate delle impostazioni che non consentono la corretta consegna.

Analizzare questi messagi è fondamentale per incrementare i tassi di consegna e quindi le performance delle campagne di email-marketing.

I garanti europei della privacy e le attività di e-mail marketing

Una pronuncia dei garanti europei della privacy rischia di mettere a serio rischio l’attività di chi fa e-mail marketing.

La pronuncia adottata il 21 febbraio 2006 dichiara illegale l’utilizzo dei web bugs nelle e-mail. I web bugs sono quelle parti di codice inserite nel messaggio e-mail che consentono al mittente di sapere se il destinatario ha letto il messaggio, quante volte l’ha letto, se lo ha inoltrato e quali link ha cliccato.

La pronuncia sostiene la più dura opposizione a queste pratiche perchè i dati personali legati all’indirizzo email sono registrati e trasmessi senza un preventivo e certo consenso del destinatario.

Maggiori dettagli sono reperibili in questo articolo su Punto Informatico e leggendo il testo della pronuncia (PDF in inglese a pagina 9).

Penso che un’applicazione di questo genere sia veramente troppo limitativa. Se già ritengo la normativa attualmente vigente non in linea con le reali esigenze del mercato e delle aziende in particolare, questa ulteriore interpretazione si pone come una censura di tutte le attività di marketing diretto tramite internet.

Tra l’altro questa pronuncia è a mio avviso completamente inutile in quanto i mezzi attualmente a disposizione degli utenti internet consentono di tutelarsi da queste pratiche. Faccio solo presente che le maggiori web mail e i principali client di posta bloccano di default i contenuti esterni impedendo che venga trasmesso qualsiasi tipo di dato. Il fatto che siano impostazioni di default implica che anche l’utente meno avvezzo all’utilizzo delle tecnologie è protetto, fermo restando che se un utente è talmente sveglio da fare una denuncia al garante della privacy è anche sufficientemente sveglio per disabilitare la visualizzazione di codice html (l’unico in grado di fornire dati all’esterno, ndr).

Premesso che la pronuncia sostiene che l’unico modo per cui la raccolta dei dati possa avvenire secondo la legge è di consentire ai destinatari dei messaggi di scegliere e di dare il proprio consenso, ritengo che sarà sufficiente integrare l’informativa sulla privacy da accettare all’atto dell’iscrizione alla newsletter per non incorrere in spiacevoli quanto esagerate sanzioni.

La questione, però, non è trovare la soluzione al problema, ma chiedersi il perchè del problema. In questo caso il problema è la continua demonizzazione dell’email marketing, senza preoccuparsi del fatto che ci sono aziende che gestiscono questa attività in modo serio e utilizzano i dati raccolti al solo fine di fornire informazioni sempre in linea con gli interessi di chi queste informazioni le ha richieste.