gennaio 2006 Posts

I contenuti personalizzati

Uno degli argomenti che più mi affascinano nell’ambito dell’email marketing e della fidelizzazione, sono le piattaforme che permettono la gestione automatica dei contenuti sulla base degli interessi dimostrati dall’utente.

Queste piattaforme gestiscono la creazione dinamica del contenuto della newsletter sulla base delle preferenze, esplicite o implicite, dimostrate dall’utente all’atto dell’iscrizione al servizio.

Ipotizzando di essere iscritto alla newsletter di un quotidiano online e di ricevere ogni giorno le notizie di cronaca, sport ed economia, una piattaforma come quelle in oggetto, è in grado di fornirmi per primo l’argomento per me più interessante.

Nel momento in cui ricevo un mesaggio che è esattamente quello che voglio ricevere, trovo appagamento nel servizio che ho sottoscritto. Questo appagamento, per chi invia la newsletter, vale oro: difficilmente infatti un lettore pienamente soddisfatto deciderà di cancellarsi dalla lista.

L’attenzione ai contenuti è fondamentale, a mio avviso, nell’ottica della fidelizzazione perchè consente di stabilire un rapporto di fiducia tra editore e lettore, un rapporto che, se curtato bene, può durare molto a lungo con enormi benefici per entrambi.

Il blocco dei contenuti esterni

Una delle innovazioni che più hanno creato difficoltà agli “e-mail marketers” di tutto il mondo è stata l’introduzione del blocco dei contenuti esterni prima nei client di posta e poi, di conseguenza, nei più diffusi servizi di posta online.

Le difficoltà che comportano questi blocchi sono essenzialmente tre:

  1. Difficoltà nel tracciare le statistiche della campagna in modo corretto in particolare per quanto riguarda le letture delle email;
  2. Difficoltà nel trasmettere messaggi di carattere emotivo ai lettori;
  3. Difficoltà nell’utilizzo di css esterni per la formattazione dei testi.

Queste difficoltà purtroppo non possono essere superate, ma si può cercare di limitarne gli effetti negativi.

Come?

In primo luogo evitando, per quanto possibile, di inserire in testa al messaggio troppe immagini o immagini troppo grandi, lasciando invece spazio ai testi e ai contenuti, che, se scritti con cura e attenzione, possono incuriosire il destinatario a proseguire nella lettura e a scaricare le immagini e i css.

Se proprio non si può evitare di inserire immagini nell’email, allora si deve procedere all’ottimizzazione del codice html. Sembrerà strano, ma è utile mutuare dalle tecniche SEO alcuni accorgimenti. In particolare è consigliabile utilizzare al meglio gli attributi alt delle immagini inserendo la descrizione dell’immagine e utilizzando un “copywrite” che attiri l’attenzione del destinatario e lo invogli a scaricare le immagini.

E’ sempre consigliabile inserire in testa (preferibilmente) o in coda all’email un link ad una versione statica dell’email inviata in modo da rendere accessibile via browser i contenuti del messaggio inviato. L’utilizzo di questo accorgimento è utile anche nel caso in cui il client di posta del destinatario non visualizzi correttamente l’email o non sia compatibile con il formato html.

In fine, come sempre nell’e-mail marketing, testare, modificare, testare, modificare, fino a quando non otterrete il risultato desiderato :D

Siamo tutti vittime di Google

Oggi ho avuto la conferma (ne avevo già avute milioni in passato, ndr) che il mondo SEO sia completamente in balia di Google.

Caso 1.
Apparsa la notizia che Google stesse facendo dei test sulla sua versione bielorussa facendo comparire gli annunci adwords in home page, la comunità SEO internazionale si è scatenata con articoli, commenti, post su forum e blog. Sfortunatamente per tutti noi era una bufala. I test non sono test e il dominio utilizzato non è di Google. A smascherare il trucco ci ha pensato Danny Sullivan e, per la comunità italiana, l’utente Ferro9 del forum di Html.it.

Caso 2.
Da qualche giorno Google sta facendo degli update ai suoi indici e le ricerche variano sensibilmente da un momento all’altro, comportamento dovuto al tipico sfasamento dei data center in fase di aggiornamento. Anche in questo caso ipotesi, commenti e qualche lacrima non si sprecano nei forum di settore.

Sono triste
Da SEO (che paroloni oggi..) mi sento davvero triste a sapere che la mia esistenza e il mio lavoro dipendono solo ed esclusivamente da un motore di ricerca. Da SEO non posso che sperare che le nuove iniziative di Microsoft nel campo della ricerca e le evoluzioni di Yahoo! portino, prima o poi, un po’ di sana concorrenza in un mercato troppo monopolistico.

Siete tristi anche voi? ;)

Opt-in e Opt-out: un po’ di chiarezza

Spesso parlando di newsletter e email marketing si sentono nominare termini come single opt-in, notified opt-in, double opt-in e opt-out, come strumenti per prevenire lo spam ed essere in regola con le normative sulla privacy. Per chi non è avvezzo a questi termini di seguito tenterò di spiegare le principali differenze tra le varie tipologie di modelli per la gestione delle autorizzazioni all’invio di newsletter.

Opt-Out
L’email marketing basato sull’opt-out prevede che il destinatario riceva le newsletter fino a quando non dichiari in modo esplicito di non voler ricevere più messaggi dalla lista. Se il destinatario non esprime questo volere, continuerà a ricevere le email. Le implicazioni i questo modello sono riscontrabili nei tassi di apertura e click delle campagne che si assestano, solitamente, su valori molto bassi.

Single Opt-In
L’email marketing basato sul single Opt-In prevede un’iscrizione ad una lista, quindi un consenso esplicito del destinatario a ricevere comunicazioni via email o newsletter. Questa dichiarazione eplicita avviene solitamente tramite una form di registrazione su un sito web o richiedendo l’iscrizione via email. Questo modello garantisce una maggiore sicurezza rispetto al modello opt-out, ma presenta anche alcuni limiti:

  1. Il modello single opt-in non prevede la verifica dell’indirizzi del destinatario, quindi è possibile che qualcuno si iscriva alla lista utilizzando un indirizzo email di terze persone senza l’autorizzazione di queste;
  2. Per lo stesso motivo è possibile che, in seguito ad errori di battitura, venga inserito nella lista un indirizzo non corretto.

Solitamente i tassi di risposta alle email inviate sulla base del modello opt-in sono superiori rispetto a quelli ottenuti con un approccio opt-ut, ma ancora inferiori a quelli ottenuti tramite il double opt-in

Notified Opt-in
Il modello notified opt-in è molto simile al modello single-opt-in e spesso viene confuso con questo. La differenza tra i due modelli risiede nel fatto che, dopo l’iscrizione, il destinatario riceve una comunicazione con la possibilità di cancellarsi dalla lista. Se il destinatario non procede alla richiesta di cancellazione, rimarrà inserito nella lista fino a quando non deciderà di richiedere la cancellazione.

Double Opt-in
Il modello double opt-in, detto anche “confirmed opt-in” garantisce un livello di sicurezza maggiore, richiedendo non solo l’iscrizione, ma anche la conferma a tale iscrizione tramite una successiva email di notifica. Questo significa che solo il reale proprietario dell’indirizzo email che viene iscritto alla lista potrà confermare l’iscrizione. In questo modo vengono eliminati i problemi riscontrabili con i modelli single opt-in dovuti alle iscrizioni fasulle o di indirizzi errati. Ad oggi questo modello rappresenta lo standard nella creazione e nella gestione di liste di contatti in quanto è il metodo più sicuro e corretto per gestire le relazioni dirette con gli iscritti ad una lista.

Dal mio personale punto di vista scegliere il modo corretto per gestire le iscrizione alle proprie mailing list è fondamentale nella determinazione del successo o meno delle successive campagne di email marketing. Questo perchè è nel momento dell’iscrizione che si crea il primo contatto tra noi e i nostri lettori/utenti. Se questo primo contatto avviene nel modo giusto, il lettore acquisterà fiducia e sarà più propenso a ricevere e leggere le nostre email.